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Cos'è l'aikido?
La parola Aikido è formata da 3 Kanji (caratteri giapponesi). Il primo "AI" significa amore, unione, armonia, il secondo "KI" significa energia, il terzo "DO" significa via, strada, percorso di studio. A questo punto la descrizione più attendibile è "la via dell'armonia delle forze". Chiunque abbia seguito un percorso di studio di quest'arte ha sicuramente capito a cosa mi riferisco. Per chi invece non ha ancora conoscenze sufficienti è meglio approfondire il discorso. Innanzitutto bisogna considerare come si sviluppa una tecnica di aikido. Premetto che condizione essenziale per una azione efficace è un sincero attacco da parte di uke (partner che subisce la tecnica), atemi o presa che sia provocato da tori o nage (colui che esegue la tecnica). La difesa aiki non prevede mai una contrapposizione di forze, anche se ad un osservatore disattento o non preparato, alcune tecniche potrebbero far pensare il contrario. La prima fase della tecnica prevede sempre l'assorbimento della forza dell'"avversario", di uke, al fine di guidarne e sfruttarne l'energia creando così lo squilibrio (Kuzushi) senza il quale la tecnica non può essere efficace sia che si tratti di proiezioni od immobilizzazioni. E' per questo che la tecnica ben eseguita ed efficace a volte può sembrare "falsa" con uke compiacente che si lancia in cadute acrobatiche. A volte possono sembrare più efficaci tecniche invece improbabili in cui l'azione viene spezzata spesso da parate secche o atemi che non fanno altro che rompere la fluidità dell'azione e non rispettano i tempi di risposta. La tecnica di aikido non farà mai uso di forza fisica, questa sarà anzi un grosso limite per il praticante alle prime armi che se molto prestante dovrà cercare di rinunciare a questa posizione di vantaggio per imparare a percepire ed utilizzare le altre forze che entrano in gioco durante l'esecuzione della tecnica che possono essere la forza cinetica, centrifuga, centripeta, di gravità... Alla luce di queste considerazioni possiamo affermare che con l'aikido si abbattono quelle barriere poste dalla forza fisica e dal nostro peso (troveremo sempre chi è più forte o pesante di noi). Usando quindi la tecnica ai massimi livelli come viene studiato nell'aikido non ci saranno più limiti. Da quanto ho scritto appare chiaro che secondo me l'aikido è una meravigliosa arte marziale ed un efficacissimo sistema di difesa personale. Ciò basterebbe ma non è tutto in quanto l'aikido è anche molto adatto per la riattivazione delle funzioni psicofisiche, ottimo per la riabilitazione delle nostre giunture e da non sottovalutare è l'aspetto educativo. I giovani infatti ritrovano principi quali rispetto reciproco, per gli anziani e per l'ordine ed altri valori che vengono da questi naturalmente assimilati senza imposizioni.
Il ki
Prima ho parlato del ki come energia in generale. In realtà il concetto di ki è molto più complesso. Nella cultura orientale il ki o chi o ancora qi è un concetto di energia vitale che secondo la tradizione viene attribuita ad ogni essere vivente e non (anche un sasso ha il suo ki). Questo concetto di energia lo troviamo anche in India, dove viene chiamato prana ma esisteva anche con le dovute differenze nelle civiltà occidentali dove, per esempio nell'Antica Roma, prendeva il nome di aura. La pratica dell'aikido sviluppa questa energia ma esistono anche esercizi specifici per questo scopo. Lo sviluppo di questa energia è strettamente legato alla respirazione, infatti le tecniche di respirazione che si praticano in aikido hanno lo scopo principale di sviluppare il ki. La consapevolezza di questa energia e la capacità di guidarla si acquisiscono con l'allenamento. L'allievo non dovrà ricercare il suo ki, sarà il suo maestro a condurlo lungo la via attraverso l'esercizio e la pratica, fino a quando si sentirà in grado di fare cose che prima non avrebbe mai potuto fare.
Alcuni consigli per chi pratica
Per tori: 1. Quando si esegue una tecnica non si deve mai superare la velocità che ci consente la nostra preparazione. Ognuno di noi ha una velocità massima che può cambiare anche a seconda della tecnica più o meno conosciuta o congeniale. La nostra velocità congeniale è quella che ci consente di eseguire quella tale tecnica in armonia, senza la quale non ci può essere efficacia. Se superiamo la nostra velocità massima la tecnica verrà eseguita a scatti e sarà quindi, oltre che inefficace, pericolosa per l'incolumità nostra e del nostro partner. 2. Non concentrarsi mai sull'esito della tecnica. Capita spesso che il principiante, e non solo, si preoccupi di proiettare uke trascurando così la prima parte della tecnica che è la più importante. Essa corrisponde all'uscita dall'attacco e al kuzushi (squilibrio dell'avversario) senza il quale l'azione finale di proiezione o di immobilizzazione non avrà nessuna efficacia. Non si pensi mai quindi al risultato ma si cerchi la perfezione nel movimento come ci viene insegnato dal maestro. 3. Quando l'istruttore ci propone la tecnica, in genere, la esegue più di una volta. E' molto utile sezionarla: prima bisogna cercare di comprendere bene il movimento degli arti superiori; in un secondo tempo studiare attentamente il movimento delle gambe, la posizione dei piedi e il movimento delle anche; infine guardiamo la tecnica nell'insieme per armonizzare tutti i movimenti. In questo modo non ci dovrebbe sfuggire nessun particolare. Per uke: 1. Eseguiamo un attacco sincero portando l'attacco come se dovessimo realmente colpire o afferriamo l'avversario come se dovessimo bloccarlo davvero. Le prime volte che si esegue la tecnica, è bene assecondare il più possibile il movimento di tori senza opporre resistenza al fine di studiare bene la tecnica. Le volte successive dovremo invece cercare di ostacolare leggermente il movimento di tori che avrà così modo di migliorare la tecnica e studiarne l'efficacia. Si aumenterà la resistenza con l'aumentare della conoscenza della tecnica senza però arrivare ad ingaggiare sfide, sia per motivi etici che per motivi pratici, in quanto le tecniche di aikido si basano su torsioni, leve e proiezioni che, se eseguite con troppo antagonismo, potrebbero provocare lesioni. E' compito dell'insegnante evitare condizioni di pericolo e vigilare su comportamenti sbagliati.
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